GazzettaWeb.info
COLLABORA
corsi
ParlarePubblico
Sei qui: GazzettaWeb
Invia questa pagina ad un amico Versione stampabile

Requiem aeternam...in pace requiescat

Scritto da redazione il 6/5/2012


Requiem aeternam...in pace requiescat

Volevo fare silenzio e non scrivere nulla. Nei momenti di dolore e di riflessione è meglio star zitti. Poi mi sono detta che in qualche modo dovevo delle giustificazioni ai miei affezionati lettori della rubrica La Gazzetta Filosofica. Sono mesi, ormai, che mi cimento con questa forma di intrattenimento critico e informativo, per rappresentare a chi legge le mie idee, o i pensieri nati dalle letture filosofiche di cui mi nutro. Ma oggi non ce l’ho fatta a raccontarvi qualcosa. E nemmeno ho voluto postare quanto avevo già in cartella. Vi chiedo perdono. Ma ritengo esistano delle pause doverose. Dei silenzi sacri come le parole che ci scorrono dentro mentre produciamo un articolo. Ed oggi è proprio una di quelle giornate. Riflettevo sul perché della vita e della morte. Si soffre per nascere e per morire. Hanno proprio ragione i Buddhisti a dire che la vita è dolore. E chissà perché se ne vanno per prime sempre quelle povere anime che servono il prossimo con dedizione e affetto. A proposito conosco la risposta della fede. Dio si prende i migliori. Che per Lui sono i più disponibili al servizio per l’altro. Ma a me non basta questa giustificazione. Perché Dio ci priva delle anime buone che ci danno una mano e ci sollevano un po’ dal peso del cammino faticoso che facciamo quotidianamente nello stare quaggiù?

Da tre giorni un familiare non c’è più. Se n’è andato dopo lunghe sofferenze, mentre assisteva la moglie bisognosa d’aiuto perché ormai costretta su una sedia a rotelle. Se davvero il Paradiso esiste in qualche luogo dello spazio, e se c’è un modo per meritarselo, forse quel mio parente è stato chiamato lassù ad occupare il suo posto. Ma non ho dubbi che avrebbe preferito rimanere ancora un po’ con la moglie, con i figli e il nipotino. Avrebbe voluto ancora provare la dolcezza di raccontare di sé al fratello, ricordando l’infanzia e la famiglia riunita per le feste. Avrebbe gradito ancora la compagnia delle nuore, della cognata e delle nipoti. E tutto questo gli è stato strappato.

Non vogliatemene perciò se in questo momento non so scrivere altro. E se utilizzo queste righe per stringermi ancora una volta al dolore di tutti coloro i quali, a lui più vicini, sentiranno molto più di noi la sua mancanza. Forse adesso lui che se n’è andato ha almeno smesso di soffrire. D’altra parte si sa che i buoni vanno tutti, e presto, in cielo. E questa speranza ci accompagna e ci consola nel dubbio e nello smarrimento che proviamo di fronte al mistero della morte. Requiem aeternam…in pace requiescat…

Antonietta Pistone


Gazzetta Web