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Rispetto e ascolto devozionale della natura e dell’altro nella sapienza orientale

Scritto da redazione il 1/12/2012


Rispetto e ascolto devozionale della natura e dell’altro nella sapienza orientale

Siddharta, giovane figlio di un re indiano cresciuto nel lusso sfrenato, si stanca della comoda vita che conduce a palazzo, e decide di andare in cerca del vero senso dell’umana esistenza. Abbandona così la sua famiglia e parte con il suo amico Govinda, cominciando a viaggiare ramingo in lungo e in largo. Ma il suo compagno di avventura presto lo abbandona, fermandosi presso un gruppo di monaci, seguaci di Gotama, perché convinto di aver trovato quello che cercava. Siddharta non si lascia convincere e prosegue per la sua strada. Molti sono i personaggi che incontrerà. Kamala, la bella e ricca cortigiana, dalla quale imparerà le gioie dell’amore, e che gli regalerà un figlio non cercato. Kamaswami, un potente mercante che insegnerà a Siddharta il ruolo degli affari e l’abilità di arricchirsi. Ed infine Vasudeva, un vecchio barcaiolo, con il quale il giovane trascorrerà alcuni anni, nella speranza di arricchirsi di saggezza, rigettando le mondanità di cui si era nutrito fino ad allora con i suoi precedenti incontri di vita. Ma le scoperte più grandi Siddharta le farà viaggiando dentro di sé, e in simbiosi con la natura nella quale egli si sente profondamente immerso a contatto col fiume, che scorre incessante, sempre uguale e sempre tuttavia differente, insegnando il segreto del tempo e della vita. Soprattutto, il fiume gli riporta indietro l’amore della sua donna, e del figlio che Siddharta non sapeva di avere. E così, dopo la morte di Kamala, egli rimane solo con quel giovane virgulto della sua passione, sperando di poterlo crescere ed educare tenendolo vicino a sé. Ma presto Siddharta dovrà capire che anche quel figlio lo vorrà presto abbandonare, per seguire la sua strada e il suo destino. E così, memore dell’inquietudine della sua adolescenza, che lo aveva a sua volta portato via dai luoghi paterni, della sua spensierata e inconsapevole infanzia, dovrà svegliarsi dal sogno del suo desiderio, accontentandosi di essere padre anche e soprattutto nella lontananza. Perché come aveva egli sperato e voluto per sé, anche suo figlio maturava il diritto a fare la sua esperienza di vita, cercando quel senso che il giovane non riusciva ad immaginare accanto al padre, ormai pago di invecchiare sul fiume dell’amico Vasudeva. Un libro di sapienza orientale, questo di Hermann Hesse, che non risente dello scorrere veloce del tempo, ma che anzi il tempo ha reso inossidabile per quegli immortali insegnamenti di saggezza e di pace che nel racconto del 1922 si possono scoprire sempre attuali anche oggi. La gioventù è difatti proprio come un fiume in piena, che procede dalla sorgente e che scorre incessante verso la sua foce. Un fiume inarrestabile, il cui corso si può solo provare a deviare, non senza conseguenze funeste per l’ambiente circostante. Questo messaggio filosofico, che sapientemente unisce tra loro il rispetto per la natura, che è preziosa e sacra nella sua inviolabilità, e la vita di un giovane adolescente in cerca di se stesso, è una lancia spezzata a favore dell’immensa delicatezza dell’habitat in cui siamo nati e vissuti e delle nuove energie giovanili che nel nostro ambiente di vita gridano disperatamente di essere assecondate e sostenute da educatori che si mostrino rispettosi e docili ai loro allievi. Lo stare in ascolto, del fiume che scorre placido e tumultuoso ad un tempo nel suo letto, e delle sommesse e talvolta silenziose richieste dei giovani, che pretendono attenzione e interesse da parte degli educatori, è una pratica di saggezza da riscoprire. Tanto di più in un tempo storico come quello in cui viviamo, nel quale troppo spesso si tende a subissare l’altro con le proprie parole, piuttosto che ascoltarlo e sentirlo, persino nei suoi silenzi. Ecco perché la saggezza orientale è insuperabile anche oggi. Perché come si ascolta e ode nel silenzio non si è capaci di farlo nel rumore ridondante con il quale ci stordiamo, convinti che le parole gridate possano essere recepite più facilmente di quelle che vengono soltanto sussurrate. Riscoprire il silenzio e l’ascolto, della natura e delle esigenze dei giovani, può diventare perciò una buona pratica di vita, che ci aiuti tutti, adulti e nuove generazioni, a ritrovarci e a ritrovare un senso ed un accordo proficuo, per non costruire muri invalicabili, ma per gettare ponti, da superare per incontrarci, in un ambiente più sano e meno profanato di quanto non lo sia oggi quello in cui viviamo.
Antonietta Pistone

Nota bibliografica
Per questo articolo si rimanda alle letture di seguito:

1) H. Hesse, Siddharta


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