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SENZA GIOVANI NON C’È FUTURO

Scritto da Antonietta Zangardi il 29/4/2015


SENZA GIOVANI NON C’È FUTURO

I giovani non trovano spazio nella nostra società e sono condizionati dal timore di vedere delusi i loro progetti di vita e i loro sacrifici

La popolazione giovane viene da sempre considerata una ricchezza. Se mancano i giovani si diventa poveri.
Nella nostra società, la Scuola, le Istituzioni, la Politica, il mondo del Lavoro non sempre offrono proposte concrete alle aspirazioni giovanili e non forniscono quelle opportunità legate alle competenze e alla preparazione.
Quale spazio occupano i giovani nella nostra società? Sono al centro o alla periferia degli interessi sociali, politici, economici, educativi del tempo che viviamo?
La partecipazione dei giovani alla “res publica” avviene solo in funzione di un’ipotetica occupazione, ( atteggiamento altresì comprensibilissimo e giustissimo).
Dove sono i giovani attivisti che partecipano alla politica per la politica?
E la politica come prepara i giovani a credere e a partecipare per il bene della comunità?
Le malattie che hanno attaccato ed attaccano noi adulti sono un motivo per allontanarli dalla piena partecipazione?
Le epoche precedenti furono caratterizzate da conflitti generazionali che oggi mancano, perché vi è una generazione immobile.
Ma perché la nuova generazione è immobile?
Cosa l’annulla rendendola inesistente? Di chi la colpa per questo silenzio giovanile?
L’assenza di movimenti di contestazione potrebbe indurre a pensare che tutto proceda serenamente, così, superficialmente, siamo indotti a pensare che i giovani abbiano meno problemi di altri soggetti che occupano la centralità nella nostra società.
La famiglia in fondo si occupa delle loro necessità e quindi i giovani si trovano sempre più al margine della società, perché la mancanza di lavoro, li spinge in una posizione decentrata rispetto allo sviluppo del Paese.
Come mai non vi è in essi quella capacità di lottare, di reagire all’immobilismo in cui versa la nostra società?
A tutti questi interrogativi non sempre si riesce a dare risposte convincenti ed esaustive proprio perché non sempre noi adulti siamo modelli per i giovani e non sempre siamo credibili.
Proviamo a leggere il disagio giovanile nella nostra società, cercando le cause in un recente passato e cerchiamo di trovare delle soluzioni, con tutti i limiti consentiti a chi come me non vive personalmente le situazioni incresciose che i giovani sono costretti ad affrontare giornalmente, se non di riflesso, tramite le confidenze e le lamentele dei figli e degli ex alunni che sono stati sempre a me profondamente legati.
È vero: i giovani non sono protagonisti in quanto non hanno lavoro oppure hanno lavori precari e spesso proprio per questo sono vulnerabili e ricattabili.
Non avendo lavori stabili e duraturi non sono in grado di programmare la loro vita e pensare a dei progetti per il futuro, come una famiglia, dei figli, una casa e altri beni di prima necessità che noi adulti siamo stati in grado di raggiungere alla loro età.
Alessandro Cavalli in un articolo apparso sulla rivista “il Mulino” del 3/2007 intitolato “Giovani non protagonisti” dice, tra l’altro, che ci si lamenta per gli episodi di bullismo sempre crescenti.    Gli insegnanti si lamentano di non riuscire a garantire ordine in classe e di essere spesso oggetto di intimidazioni e di violenza, i datori di lavori si lamentano di non trovare giovani dotati delle competenze richieste.
E poi c’è il fenomeno della droga.
Perché queste negatività? E poi tutte legate ai giovani? Anzi, solo ai giovani.
Non bisogna generalizzare, ma è questa generalizzazione che contribuisce a creare un’immagine mediatica dei giovani fortemente negativa, per cui un evento dei giovani è “notiziabile” solo se è caricato di negatività.

Allegato:


Quelli che vivono la loro vita nella normalità non fanno notizia. I giovani a cui non si può attribuire l’etichetta del disagio, non sono interessanti per i media. Ciò che è normale è come se non esistesse, ecco perché intorno ai giovani si crea un clima di allarmismo, non sempre giustificabile.
Gli adulti proiettano su di loro, più le loro paure che le loro speranze, rendendoli in tal modo delle vittime e non delle vere e proprie risorse.
Si lamenta nei giovani ( a mio avviso, sbagliando)    la mancanza di valori, di regole e di speranze. Potrei azzardare un’ipotesi: probabilmente    questi timori sono di quegli adulti che essi stessi hanno perso un saldo ancoraggio ai valori, alle norme ed al futuro.
Eppure nel “Rapporto Giovani dell’Istituto Toniolo”, come da grafico allegato al presente scritto, i giovani, oltre a vedere il loro futuro minato da rischi ed incognite, ritengono di possedere meno opportunità rispetto ai coetanei delle generazioni precedenti, le quali non vogliono cedere loro responsabilità e potere. Sempre in questo Rapporto Giovani leggiamo che essi sono disposti a svolgere un lavoro manuale se è adeguatamente remunerato e che sono disponibili a spostarsi anche all’estero per migliorare la condizione lavorativa. L’82% ritiene che bisognerebbe nominare persone giovani come dirigenti di enti locali o aziende pubbliche locali.
Io sto con i giovani.
Voglio condividere il loro disagio, incoraggiandoli a proseguire per la loro strada a testa alta, pur se sembra che tutto crolli intorno a loro.
Voglio sposare la loro insicurezza per renderli più forti e cercare soluzioni ai loro problemi, lottando per saper riconoscere il bene e lo sviluppo dell’uomo, non per perseguire unicamente il progresso; questo, infatti se non è legato al cambiamento e alla crescita umana, non ha senso e valore.
I giovani vivono con adulti che hanno rinunciato a porsi come modelli ed hanno ridotto il livello delle loro aspirazioni, rinunciando al loro ruolo educativo e limitandosi a provvedere solo ai beni materiali o trasmettendo “saperi” asettici depurati da riferimenti ai valori. E questo avviene anche perché gli stessi adulti hanno demolito miti e esempi di testimoni che avevano in cura i giovani.
Il cinismo degli adulti è ricaduto inesorabilmente su di essi.
Non vedo soluzioni se non quelle che noi adulti dobbiamo parlare con i giovani e dobbiamo aiutarli a confidarsi e fidarsi, perché solo insieme a noi potranno trovare quelle sicurezze e quella volontà di lottare per una vita vivibile e sana cui noi desideriamo per loro.
( per ulteriori approfondimenti http://www.rapportogiovani.it)    
Scritto da: Antonietta Zangardi






    


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