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SEVERINO TREMATOR PITTORE E UOMO DEL SUD

Scritto da Antonietta Zangardi il 23/7/2015


SEVERINO TREMATOR PITTORE E UOMO DEL SUD

Vi sono storie che ti affascinano ancor prima di leggerle, sfogliando il libro che le racconta, guardando l’iconografia che si snoda nelle pagine e leggendo le didascalie.
Chissà perché la Storia ritrovata di Severino Trematore mi ha catturato subito.    
A raccontarci questa storia è Walter Scudero, medico di Torremaggiore dagli interessi molteplici, attento ricercatore, scrittore, appassionato d’Arte, di pittura, scultura.
E questa Storia ritrovata l’ho letta due volte: una prima lettura veloce, di ricognizione, la seconda più attenta e circostanziata, per assaporare l’arte di questo genio della nostra terra, per tanto tempo dimenticato.

Allegato:


La Storia di Tremator, pittore nato a Torremaggiore nel 1895 e morto nel 1940, per uno scherzo del destino, nel pieno fulgore della sua fama, può giustamente occupare “ il posto che merita nella nostra memoria e nell’Arte”.
Uomo del Sud visse a Napoli, a Genova e a Londra. Giovane ufficiale alpino che cercò nella pittura una “ragione di sopravvivenza nonostante la guerra e la prigionia”. Ci ha regalato delle opere che Scudero ha saputo presentare col garbo e l’eleganza di chi vuole a tutti i costi sottrarre dall’oblio non solo l’artista, ma anche l’uomo.
Tremator fu allievo dei Maestri pittori Eduardo Dalbuono, che trattò la luce come poesia e fu cantore della napoletanità, Vincenzo Barbato le cui tecniche anticipano le moderne avanguardie e Vincenzo Gemito, esecutore di dipinti con la tecnica della macchia.
Il nostro aveva vent’anni allo scoppio della Prima Guerra Mondiale e vi partecipò come ufficiale. Fu una guerra statica, di logoramento nelle trincee, Tremator trovò conforto nella sua arte cogliendo i momenti più significativi nelle lunghe giornate degli Alpini.

Allegato:


Bella la tela “La tormenta”, sembra quasi di sentire il vento che sferza col suo turbine le figure degli alpini che incedono nella neve. Si possono ammirare i tre carboncini e sembra quasi di assaporare, in uno,    il senso dell’attesa nell’alpino di guardia, nel secondo, l’allegria e la spensieratezza del canto che unisce e fa dimenticare gli orrori della guerra e infine nel terzo carboncino, l’oblio cercato dai soldati nel vino, che dona l’ebbrezza nelle lunghe soste in trincea.
Tremator seppe anche rappresentare la natura incontaminata e incantevole, paesaggi lacustri, marini e campestri, sembra quasi di godere i bagliori del sole e di respirare l’incanto della luce lunare.
Prigioniero in Austria per un anno, dopo la guerra si stabilì per circa un decennio a Genova, dove cominciò la sua ascesa.
Oltre ad essere pastellista, illustratore e posterista, Tremator si dedicò alla produzione artistica “di genere”, un tipo di pittura che illustra scene di vita quotidiana, con dipinti che riprendono la tranquillità della vita, delle occupazioni e degli affetti, un cortile in un attimo di sosta tra il razzolare delle galline, un angolo di giardino illuminato dalla luce del tramonto, per respirare aria pura. In molti quadri si nota la densità della nostalgia per la sua terra natia.

Allegato:


Anche i nudi femminili esprimono il trionfo della femminilità voluttuosa e sottile, come ebbe a dire lo studioso collezionista critico d’arte Vitaliano Rocchiero.
Dopo il decennio trascorso a Genova, Tremator partì per Londra, dove doveva restare solo undici giorni, ma restò per sempre, fino alla tragica morte.
Il periodo londinese fu il più intenso e il più ricco. Con le sue produzioni divenne un vero idolo della pittura. Le donne amavano farsi ritrarre da lui che sapeva rendere evidente “la loro anima sognante e romantica”.
Il critico d’arte e giornalista della “Gazzetta di Genova”, negli anni ‘60’ del Novecento scrisse di lui. “Nelle sue opere c’è una forza segreta, un fascino che nasce dal riverbero di un’anima aperta, generosa e buona. Per comprenderle compiutamente giova la conoscenza dell’interiorità dell’autore. Poiché egli fu artista soprattutto ‘umano’ nell’accezione più ampia del termine, e per l’alta concezione che ebbe dell’uomo, della sua potenza e della sua intelligenza, e per il calore, lo slancio affettivo, l’ansia di vita, la sete di bellezza, con cui si accostò al mondo circostante per trarne impulso all’operare”.
La sua ultima mostra a Londra fu inaugurata dall’ambasciatore italiano conte Dino Grandi, anch’egli ufficiale degli alpini.
Al culmine di una vita avventurosa, ormai tutto raggiunto dalla gloria, giunse la sua tragica fine allo scoppio della II Guerra Mondiale.
Un epilogo crudele: essendo Severino Tremator un ufficiale nemico, doveva essere avviato in un campo di concentramento. Non si avranno più notizie di lui se non alla fine della guerra.
Tragicamente si chiuse l’esistenza terrena di Severino Trematore, in arte Tremator, paesaggista, pastellista, illustratore, posterista, intellettuale a tutto tondo, narratore, “drammaturgo, critico interessato all’arte cinematografica, poeta e autore di componimenti musicali, alla    ricerca di un nuovo linguaggio che solo dopo la sua morte si aprirà al Surrealismo.
Invito a leggere il libro per scoprire come morì,

Allegato:


La fine tragica di questo personaggio garbato, colto, dall’espressione suadente ed elegante, chiude la rassegna delle opere presenti nella pubblicazione di Walter Scudero che, per rendere la lettura del suo libro libera e veloce, evita le note a piè pagina e racconta, come in un romanzo, la vita, le opere e la tragica morte di Tremator, restituendo alla storia, la memoria di questo grande artista, impedendo così all’oblio di divorare la sua figura.
Scritto da: Antonietta Zangardi


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