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Sanremo 2012 in caduta libera

Scritto da redazione il 19/2/2012


Sanremo 2012 in caduta libera

Audience salvato da Celentano

Abbiamo assistito anche quest’anno alla performance canora di Sanremo, ormai divenuta una delle tradizioni popolari italiane, molto seguita da un assai cospicuo pubblico in eurovisione. Come sempre ci sono state polemiche riguardo agli ospiti.
Applaudita la bravissima Geppi Cucciari. Gradito Alessandro Siani, uno degli attori del film Benvenuti al Nord. Apprezzata la serata con gli ospiti stranieri, grandi star della musica internazionale.
Fischiato Celentano, indiscusso artista musicale, provocante per le sue affermazioni che hanno scatenato un’accesa dialettica mediatica, ma che è risultato indigeribile per la sua polemica contro i media e i giornali cattolici Famiglia Cristiana e L’Avvenire.
Ulteriori polemiche hanno suscitato i nomi dei vincitori di Sanremo giovani e della sezione Big. Sia Alessandro Casillo che Emma provengono da programmi televisivi come Io Canto e Amici, uno degli show di Maria de Filippi sempre a caccia di nuovi talenti giovanili.
Scrive il giornalista Carmine Castoro, critico televisivo e filosofo della multimedialità “E chi poteva vincere Sanremo??? Ancora un “amico” di Maria…Emma!!! Terzo cantante nelle ultime quattro edizioni che lo vince (dopo Carta e Scanu), mentre l’anno scorso sempre Emma arrivò seconda. Fra le prime tre Noemi, figlia di X Factor, e Arisa che a fine 2011 è stata giudice a X Factor con la Ventura. E chi ha vinto per le giovani proposte? Alessandro Casillo, figlio dei baby-vip di Jerry Scotti. Dunque, la logica di sovraesposizione, di tele-voto, di tele-simpatia, la popolarità Network mediata, la social-fame batte ogni indirizzo di qualità, ogni leale competitività, ogni discorso di esperienza, spessore, contenuto e artisticità reali… Quando capiremo che la deriva elettronica della democrazia è solo una grottesca parodia e che non sempre (anzi, quasi mai) dove ci sono il branco, lo stormo, la mandria accecati dai lustrini della televisione e orientati dalle logiche perverse dello spettacolo, c’è merito e verità…sarà troppo tardi. Ci costringono ad accontentarci dell’opera buffa di un divismo di cartapesta che porta sul podio mini-mostri, minorenni e mini-dotati, ovviamente primogeniti dei reality più seguiti, mentre assistiamo impotenti alla strage degli innocenti di veri artisti dimenticati e disoccupati, e di autori, scrittori, giornalisti, “operatori” del pensiero e della creatività che fanno fatica a campare o anche solo ad esprimere le loro idee, le loro visioni, il loro tocco…siamo nell’impero di Maria, armi e bagagli”.
Non voglio credere che a determinare la vittoria finale dei beniamini di Sanremo sia stata la solita raccomandazione di chi sostiene alle spalle alcuni nomi della canzone italiana, ma, facendo mio questo pensiero di Castoro (autore, tra l’altro, di libri sull’ecologia dell’immaginario televisivo, tra i quali una recente pubblicazione intitolata Maria De Filippi Ti Odio), comparso ieri sera a Festival ormai finito, sulla sua pagina personale di Facebook, almeno posso credere che l’esposizione televisiva abbia contribuito ad alimentare quella fama di notorietà attorno ai giovani vincitori della gara. E questo perché ormai volti noti della tv.
La sezione giovani, che premia un quindicenne, mi sembra piuttosto un’edizione rinnovata e corretta dello Zecchino D’Oro.
Ritengo che tra i giovani meritassero di più cantautori come Erica Mou, che ha almeno ricevuto il premio Mia Martini, e che tra i big ci fossero altrettanti cantautori di spessore come Eugenio Finardi con la canzone E tu lo chiami Dio. Ma evidentemente la gara canora di Sanremo non contempla la possibilità di vittoria per la musica di qualità.
Una nota di merito va anche alla strepitosa voce di Francesco Renga, che ha cantato La Tua Bellezza, e alla favola Grande Mistero di Irene Fornaciari.
E giungo alle presenze femminili che hanno animato, se così si può dire, il Festival della Canzone Italiana. Le due donne straniere, Belen e la Ivana, bellissime e provocanti, tra farfalle e tette bene in mostra, hanno messo in secondo piano la bellezza nostrana ma molto più semplice e casereccia della Canalis, che ha finito per recitare tra le due miss il ruolo della Cenerentola. Il messaggio che, implicitamente, è stato veicolato alla platea del grande pubblico, in sala e a casa, è stato quello che ha volgarmente sbattuto in faccia a tutti gli spettatori che le donne straniere sono molto più sexy e più belle delle donne italiane. Se è vero che la polemica è fuor di luogo e sterile, altrettanto fuori posto sono queste esplosioni di sovrabbondanti carnosità estere che a noi, in quanto italiani, evidentemente non appartengono.
La bella Ivana, impacciatissima sul piano della comunicazione, fungeva più da elemento architettonico decorativo e di bella presenza. Tutto era, su quel parco sanremese, tranne che una brava presentatrice dell’esibizione canora, dal momento che sapeva appena esprimersi in un italiano passabile, quando leggeva attentamente il gobbo.
Ad un Festival della Canzone Italiana le presenze femminili sul palco dei presentatori devono essere rigorosamente italiane. Ed è preferibile che la lingua parlata dai conduttori sia quella italiana, la lingua nostra, la lingua colta di un popolo che ha donato al mondo poeti come Dante e Leopardi, e non un volgare barbaro e commisto che provenendo da numerose esperienze linguistiche, mescolate tra loro, non riesce a dire infine proprio nulla.
Non mi è piaciuta questa edizione, nonostante Morandi e Papaleo che, papere a parte, sono stati grandi. Speriamo in meglio per il prossimo anno.
Antonietta Pistone


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