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Simone Weil e la politica del radicamento ai diritti umani

Scritto da redazione il 10/5/2011


Simone Weil e la politica del radicamento ai diritti umani

Una brava e competente Teresa Natale ha oggi intrattenuto il pubblico che si è presentato nell’Aula Magna della Facoltà di Economia, in Via Caggese a Foggia, per ascoltare una magistrale lezione sulla filosofia di Simone Weil. La prof.ssa relatrice, che ha da solo qualche giorno conseguito il titolo di Dottoressa in Dinamiche formative ed Educazione alla politica presso l’Università degli Studi di Bari, è vicepresidente della società filosofica italiana, sezione di Foggia, ed insegna Storia e Filosofia al Liceo scientifico G. Marconi, che ha organizzato quest’anno per la quarta volta i seminari di filosofia e politica, grazie all’impegno e alla partecipazione del Dipartimento di Filosofia, dei suoi docenti tutti, e dei colleghi universitari, come il prof. Domenico Di Iasio, che hanno collaborato attivamente affinché questo progetto potesse vedere la luce e fosse condotto fino alla fine del suo percorso. La tesi sostenuta dalla Natale, che ha discusso su “Le categorie politiche negli scritti di Simone Weil”, è che gli studi della filosofa francese si possono dividere in due momenti distinti, che corrispondono anche ai luoghi ideologici del fare filosofia secondo Bacone, in una pars destruens ed in una pars construens. Negativo e positivo sono perciò i due poli interattivi del discorrere filosofando. Ma la disamina della Weil non è soltanto meramente formale, poiché nel suo pensiero filosofico si intrecciano costantemente i motivi dell’ideologia critica della società a lei contemporanea, con gli istinti vitali ad esprimere in esperienze vissute i pensieri e le parole della sua espressione teoretica. Simone, scrittrice e filosofa, oltre che docente di filosofia in un liceo femminile, sceglie, ad un certo punto della sua vita, di sperimentare l’esperienza lavorativa della fabbrica, anche perché stanca dei disaccordi con le famiglie dei suoi allievi, che la temono per il suo impegno politico e sindacale, e le attribuiscono modi di fare troppo disinibiti per una donna della sua epoca. Simone stacca così con l’insegnamento per qualche tempo, recandosi a lavorare presso le fabbriche della Renault. Osservando da intellettuale le condizioni del lavoro in fabbrica, proprio come aveva fatto Marx nella sua analisi storica della società a lui contemporanea, la Weil si rende conto che il lavoro alienato e ripetitivo, che non ricrea l’uomo ma lo mortifica nella sua condizione, è una delle forme più ricorrenti dello sradicamento operaio. E nella medesima categoria alienante rientrano anche la guerra, e tutte le espressioni della forza negativa che schiaccia e domina l’altro. A questa tipologia esistenziale Weil sostituisce la forza positiva della crescita e del radicamento, nel diritto, nella giustizia e nella verità, che concorrono a costruire un mondo di pace, che realizzi i diritti umani, come naturali bisogni dell’uomo di essere gratificato e soddisfatto nelle sue più intrinseche aspirazioni. La Weil è una grande filosofa della speranza, che ad un’analisi disincantata della realtà alienante ed alienata della sua contemporaneità, fa seguire una critica costruttiva e propositiva, rivolta a cambiare in meglio l’umanità e l’uomo di tutti i tempi. Un Marx al femminile, che come Socrate ha provato fino in fondo sulla propria pelle la sua filosofia, vivendola in prima persona, senza accontentarsi di ipotizzarla teoreticamente. E che giunge, attraverso la sua personale riflessione ed esperienza di vita, a forme di misticismo e di totale fusione con Dio, tipiche delle vite dei Santi più appassionati, come Sant’Agostino o San Francesco. Ciononostante la Weil non dimentica la sua analisi politica della contemporaneità, ed un approccio alla realtà dei partiti politici la fa propendere per una soluzione che non veda la realtà dell’uomo impegnato in questioni sociali, dentro un gruppo ideologico che finisca per mortificare l’individualità pensante dell’essere umano. In questo senso diventa fondamentale recuperare una capacità rinnovata di pensiero e parola, che scopra nell’uso della terminologia di volta in volta più consona alla situazione specifica, uno degli scopi preminenti del fare filosofia. La prof.ssa Teresa Natale ha saputo rendere con le sue parole la grandezza del pensiero e la statura morale della pensatrice francese, restituendola intatta al pubblico. La relatrice ha, inoltre, sottolineato il valore della patria di cui parla Simone, che non è asfittica chiusura all’altro, quanto costruzione edificante della propria personale identità culturale, storica, linguistica, che permette l’apertura alle differenti culture. Ma l’apertura completa all’altro per Weil è anche garantita dall’espressione della nudità che, lungi dall’essere svuotamento del senso della dignità umana, come avveniva nei campi di concentramento dei nazisti, i quali opponevano un’atroce violenza di ripulsa alla cultura che fosse estranea dal loro modo di vivere e di intendere l’esistenza, diventa resa totale all’altro, al quale ci si presenta in tutta la propria semplicità e povertà, scambiando, nella fragilità reciproca, il senso più intimo e bello dell’umanità di ciascuno. Il successo di questi incontri è uno stimolo per tutto il Dipartimento di Storia e Filosofia del Liceo scientifico G. Marconi di Foggia a riproporsi, il prossimo anno, con altri progetti, che porteranno a discutere i giovani sui problemi della città e dell’essere uomini dal di dentro, e cittadini, in realtà difficili come quella di Foggia, dove il disamore per sé e per gli altri sfocia spesso in disprezzo dei beni architettonici e della casa comune. Arrivederci al prossimo anno, dunque, e nel frattempo sempre buona filosofia a tutti.
Antonietta Pistone


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