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UN CAPOLAVORO, UN’EMOZIONE

Scritto da redazione il 26/5/2013


UN CAPOLAVORO, UN’EMOZIONE

Qualche divagazione davanti al Martirio di San Lorenzo di Tiziano

Tra chiese, musei e mostre

È arcinoto che l’Italia ha la fortuna di essere depositaria di un patrimonio artistico di incommensurabile valore. Con una punta di malizia potremmo anche dire che lo sanno più gli stranieri che i nostri connazionali. Da questo nostro sostanziale disinteresse e apatia deriva probabilmente anche l’inadeguata attenzione che la politica riserva alla cultura e all’arte, lesinando pochi spiccioli ad un settore come il turismo culturale che potrebbe essere il vero volano della nostra asfittica economia.
Nonostante tutto ciò, per i volenterosi si aprono varie possibilità di fruizione a cominciare dalle chiese, per proseguire con i musei e le mostre monografiche.
Per i soggetti a carattere religioso non c’è che l’imbarazzo della scelta. La Chiesa (specialmente quella cattolica) è stata sempre una generosa committente di opere d’arte e chi vuole può liberamente fruirne. Per la verità da qualche tempo si sta diffondendo la prassi di un biglietto d’ingresso in alcune chiese importanti. Si pensi, ad esempio, a Venezia, alla chiesa di Santa Maria Gloriosa dei Frari (che ospita l’Assunta e la Pala di Ca’ Pesaro di Tiziano) o a Firenze, dove per ammirare il ciclo di affreschi di Masaccio e Masolino della Cappella Brancacci è stato “inventato” un apposito ingresso. Dappertutto, infine, occorre munirsi di moneta per attivare una illuminazione a tempo. Poco male, visto che si tratta di capolavori mondiali.
Un diverso tipo di offerta è presentato invece dai musei che, con la varietà delle opere e la concentrazione in spazi ridotti, possono considerarsi autentici giacimenti culturali, scrigni preziosi da amministrare e custodire gelosamente. Non c’è bisogno, in questo caso, di peregrinare di chiesa in chiesa per ammirare un’opera d’arte. Basta disporre del tempo necessario, evitando di pretendere di aver visitato un museo con una “passeggiata” frettolosa.
Un’altra fruizione è, infine, assicurata dalla visita alle mostre che vengono allestite per un singolo autore o movimento artistico. In questo caso si perde il vantaggio della contestualizzazione che è insito nella visita alla singola chiesa per un’opera specifica, ma si ha d’altro canto la possibilità di un approfondimento esaustivo (o quasi) del tema oggetto della mostra.
E non è trascurabile il fatto che le opere sono esposte secondo tecniche opportunamente studiate, seguendo un certo percorso logico e con illuminazione appropriata.

Davanti al “Martirio”
Ci sono venute in mente queste riflessioni vistando l’imponente mostra di Tiziano a Roma, Scuderie del Quirinale. È una sequenza impressionante di capolavori, un’autentica festa per gli occhi e per la mente; è una mostra da sorbire a piccole dosi per evitare l’effetto straniante della cosiddetta Sindrome di Stendhal.
Un eccezionale biglietto da visita è nella prima sala, con un’opera appena splendidamente restaurata, un olio su tela di grandi proporzioni (cm 493 x 277), il Martirio di San Lorenzo. In questa collocazione è certamente più agevole apprezzarla rispetto alla sua abituale sistemazione nella chiesa dei Gesuiti a Venezia.
Il sacrificio del santo è datato al 258 d.C., al tempo dell’imperatore Valeriano, nella magica notte del 10 agosto, con le stelle cadenti che solcano il cielo, “lacrime di San Lorenzo”.
Qui è rappresentato un tragico notturno che investe personaggi e ambientazione. Emergono dal buio    in primo piano le figure sinistre dei carnefici e quella del santo martirizzato (secondo la tradizione) sulla graticola. Sullo sfondo una Roma spettrale, con sulla destra le colonne con capitelli corinzi di un tempio palladiano; sulle scale due figure, appena percettibili, del pretore e di un soldato che assistono all’esecuzione. A sinistra, su un basamento ornato di mascheroni, si erge una figura femminile, la dea Vesta, che regge una piccola statua della Vittoria. Sono i fantasmi del passato, è la notte del paganesimo che viene riscattato da Lorenzo che, con il suo sacrificio, documenta il passaggio storico epocale dalla vecchia religione al cristianesimo.
Tiziano lo rappresenta con un impasto cromatico di grande suggestione, esemplificazione del tonalismo. È la tecnica che sostituisce la rigorosa impostazione prospettica del Rinascimento, definendo i volumi e lo spazio attraverso i colori che sono sovrapposti a strati, “tono a tono”, producendo variazioni di intensità luminosa. Il Martirio segna il passaggio all’ultima fase pittorica del cadorino, influenzata anche dall’emergere dei toni cupi del Tintoretto.
In tanta oscurità emergono tuttavia delle fonti di luce. Ne abbiamo traccia nella Legenda aurea di Jacopo da Varagine, in cui è attribuita al santo la frase famosa: “La mia notte non ha tenebre: tutte le cose risplendono di luce” (Mea nox oscurum non habet, sed omnia in luce clarescunt). Una delle luci è quella della nuova religione che come un fulmine squarcia il cielo nel buio della notte. L’altra è in posizione mediana; sono le torce rette da due inservienti che introducono alla scena in basso, dove nella luce del fuoco si consuma la tragedia del sacrificio, con gli sgherri che infieriscono sul corpo del martire, tra i lampi di luce argentea degli elmi dei soldati.
Fermiamo la nostra attenzione su questa parte del dipinto, che è il cuore di tutta la tragica rappresentazione. Il santo, non ancora disteso completamente, ha la mano sinistra levata vero l’alto e lo sguardo orientato verso lo squarcio di luce in cielo; l’inserviente sulla sinistra, con torsione michelangiolesca, attizza scrupolosamente il fuoco.
Man mano che ci avviciniamo alla massa incandescente del dipinto avvertiamo un rumore indistinto che aumenta gradualmente. Non è il chiacchiericcio sommesso dei visitatori. È il crepitio dei tizzoni che ardono sotto la graticola, nel bagliore rosso del fuoco. È l’arte che si fa percezione del dolore. Un capolavoro, un’emozione che nessuna illustrazione può efficacemente trasmettere.
Provare per credere.
Vito Procaccini
SCHEDA
TIZIANO
Roma, Scuderie del Quirinale
Fino al 16 giugno 2013
Catalogo Silvana Editoriale


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