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UN NUOVO PRESTIGIOSO RICONOSCIMENTO A MICHELE URRASIO

Scritto da redazione il 28/10/2014


UN NUOVO PRESTIGIOSO RICONOSCIMENTO A MICHELE URRASIO

UN NUOVO PRESTIGIOSO RICONOSCIMENTO A MICHELE URRASIO
ASSEGNATO AL POETA PUGLIESE IL PREMIO INTERNAZIONALE “TULLIOLA – RENATO FILIPPELLI” PER LA SILLOGE “SILLABE DI SILENZIO”

«Raccolta sobria, vigilata e lavorata al bulino, dall’andamento complessiva-mente poematico, che potrebbe intitolarsi De reditu suo. È, infatti, per appunti e frammenti, un diario, senza concessioni al patetico e al descrittivo, di ritorno alle ragioni e alle figure decisive dell’esistenza, su cui dominante è quella paterna, ora intravista, ora appena sfiorata, ora inquisita con un altro sguardo rispetto al pas-sato. È un ritorno che è un itinerario verso le verità, che parlano in maniera misu-rata e ferma della necessità di esserci in umiltà e serietà». Con questo giudizio re-datto dal presidente della Commissione giudicatrice, Ugo Piscopo, è stato conferi-to al poeta Michele Urrasio il primo premio per la poesia edita del XXII Concor-so Internazionale “Tulliola – Renato Filippelli” di poesia, narrativa e saggistica.
La silloge Sillabe di silenzio, dedicata alla memoria del padre del poeta, marti-re della seconda grande guerra, è stata premiata all’unanimità tra circa mille con-correnti che hanno partecipato al Premio di Formia. La consegna del riconosci-mento ha avuto luogo nel meraviglioso Castello Miramare di Formia, scenario aperto sul Golfo di Gaeta, il 7 ottobre scorso.
Un ennesimo riconoscimento all’attività letteraria del nostro Autore che si appresta a celebrare il cinquantesimo anniversario della sua vocazione poetica. È, infatti, del 1965 la pubblicazione della sua prima silloge, Fibra su fibra, alla quale è seguito un ventaglio di raccolte presentate da autorevolissimi professori e criti-ci. Basta citare il nome di Mario Sansone, di Giorgio Bárberi Squarotti, di Dona-to Valli, di Emerico Giachery, di Andrea Battistini, per comprendere quanto alto sia il livello della scrittura di Michele Urrasio, noto e apprezzato a livello nazio-nale e oltre.
Sillabe di silenzio ha sollecitato l’attenzione dei lettori e dei critici che hanno individuato in queste pagine «la musicalità dei versi costantemente tesi a raccon-tare la tua storia con spontaneità senza mai cedere alla tentazione del lamento e al patetico. La tua - afferma Luciano Luisi – è una poesia matura, ferma, altamente controllata». Il volume premiato è impreziosito da una prefazione profonda, dot-ta e densa di accostamenti con la letteratura classica “a partire da Omero, per continuare con Dante, fino a Foscolo con il suo celeberrimo Carme”, di Andrea Battistini, la cui definizione «sagace perizia architettonica dell’armonizzazione delle parti» è sottolineata con efficacia dalle impressioni critiche di Emerico Gia-chery che ha analizzato la raccolta con la sua indiscussa sensibilità. Egli ne sotto-linea «la felicità di certe aperture, la misura perfetta del ritmo», l’immersione del volume nel tempo scandito nei mesi e nelle stagioni, ma «anche la semanticità di certi enjambements» e delle altre figure stilistiche opportunamente utilizzate.
«Il grande leimotiv del silenzio – osserva con acume profondo il professore Giachery – già presente nel titolo, circola in tutto il libro, dedicatario del cuore e del ricordo. Tra tanti libri sulle madri, non molti quelli dedicati ai padri. Il rap-porto col padre è sempre più problematico, più dialettico: dall’inevitabile con-trapposizione, più o meno esplicita, più o meno consapevole, al padre nell’adolescenza e prima giovinezza, si giunge poi a un pieno recupero, che è in parte identificazione, e che è segno di raggiunta maturità. Il libro di Urrasio reste-rà tra i più belli di quelli dedicati al padre, accanto a “Pianissimo” di Sbarbaro».
Il prestigioso Premio “Tullìola – Renato Filippelli” è un ulteriore meritato ri-conoscimento che arricchisce il palmarès di Michele Urrasio, rendendo la sua poesia un modello da meditare e da imitare in un momento di sperimentazioni let-terarie di scarsa incisività. La poesia di Urrasio, classica e moderna nello stesso tempo, si può dire che ignora qualsiasi dimensione temporale: «è classica non so-lo per la chiarezza relazionale del dettato, ma pure per la sua base realistica. Ca-pace di spaziare come un aquilone nelle plaghe del surreale e dell’onirico, questa poesia non si separa dal filo che la unisce alla mano che ha dato inizio al gioco, e mai rinnega la sua dimora terrestre» (Filippelli), e affonda costantemente il suo sguardo nel panorama incerto e inquieto che connota il segmento attuale della no-stra esistenza.
Giucar Marcone        


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