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UN PAESE GENETICAMENTE O VOLUTAMENTE MODIFICATO COL TRICOLORE A BRANDELLI

Scritto da redazione il 13/2/2011


UN PAESE GENETICAMENTE O VOLUTAMENTE MODIFICATO COL TRICOLORE A BRANDELLI

Foggia, domenica 13 febbraio    2011

Non è che L’Italia versi in buone acque, con il tricolore che subisce sbeffeggi e si lacera il cuore.

Nel BelPaese il tema che suscita curiosità è sempre lo stesso: Berlusconi e le sue bravate da eterno giovincello, mentre le classi politiche e giornalisti di parte, invece di porre in essere un’azione risolutoria, litigano nei salotti televisivi senza dar voce al popolo e alle loro vicissitudini. Si organizzano incontri con congreghe di “smutandati” in perfetta armonia col modello prediletto, il “Sultano di Arcore”.
Ma c’è anche un Paese che lavora, soffre, si ammala, piange, un’Italia che ha fame e vorrebbe festeggiare l’Unità in armonia.

La notizia del Presidente della Provincia di Bolzano, Luis Durnwalder, di non festeggiare l’Unità d’Italia il prossimo 17 marzo, è stato un fulmine a ciel sereno tanto da scatenare l’ira del Presidente Napolitano che, dopo vari inviti, ha deciso di diffondere un comunicato stampa: «Il Capo dello Stato - recita la nota - ha rilevato che il Presidente della Provincia di Bolzano non può parlare in nome di una pretesa “minoranza austriaca” dimenticando di rappresentare anche la popolazione di lingua italiana…    …e che l’intera popolazione della provincia di Bolzano possa riconoscersi nelle celebrazioni della nascita dello Stato italiano». Un invito più che formale, nel nome di una maggioranza che al tempo, nel 1919, accettò l’annessione del Sud Tirolo alla penisola italiana, pur con voti contrari ma minoritari.
Francamente c’era da aspettarselo, non solo per il sempre dissenso che questo popolo ha avuto nei confronti di quello italiano e che oggi ha anche, democraticamente, un posto nel Parlamento, ma anche per i continui proclami scissionisti di un’area settentrionale amministrata, purtroppo, dalla Lega Nord.

Divergenze rilevanti che minano la serietà di uno stivale con la punta accartocciata per difendersi dai calci inflitti dalle nostre stesse forze politiche, mentre in Italia si cerca di dare sonorità all’Inno di Mameli.
In politica, come abbiamo già visto il centro-destra è diviso, con la nascita di nuovi soggetti, che fanno l’occhiolino a un centro sempre più affamato di potere, strizzando l’occhio a chi vorrebbe condividere con loro una piccola fetta di quella torta che vorrebbero mangiarsi. E a questo banchetto non mancano gli autoinviti di facinorosi leader, ora ministri ora prelati, che tempi addietro scacciavano il male assolvendolo in nome di un equilibrio secolare che non doveva essere sbilanciato e che oggi ha dimostrato tutta la sua aberrata verità verso esseri indifesi.
Dall’altra parte le cose non è che vadano così tanto bene; si litiga in casa per ottenere una maggioranza o il consenso a cedere il potere al cugino che predica bene ma, dalle nostre parti, razzolerebbe male dando più peso alle vicende di casa propria e dimenticando la vicina terra del grano, chiudendo servizi e porte aperte durante campagne pre-elettive. Come anche l’infame scelta dimostrativa, che gente vicina ma non schierata, ha dato voce politica a chi dovrebbe giocare invece di partecipare a raduni mirati per scopi legittimi.    L’età ha un suo valore inestimabile che non torna più indietro.
Nel nostro piccolo, in Capitanata, pur avendo un alto senso di appartenenza al Tricolore, non mancano le divisioni politiche amplificate dalla voglia di potere. I “distinguo” aumentano ogni giorno, con nascite di movimenti, con decisioni esilaranti e vergognosamente senza rispetto della comunità. Il limite ha toccato il fondo del decantato serbatoio della pazienza quando si è potuto apprendere di una candidatura a sindaco di un ex consigliere provinciale cui la Corte d’Appello del Tribunale di Bari ha, infatti, confermato la condanna di primo grado a due anni con l’accusa di abuso d’ufficio continuato e in concorso per una vicenda, del 2004, ruotata attorno a un suo noto locale privato. Un serbatoio che lascia presagire fondi pieni a scapito della comunità. Scelte di partito, anzi di coalizioni, dato che l’obiettivo è quello di riappropriarsi del potere sciamato nel tempo.
Le brutture che circondano la nostra terra non sono solo etiche e morali, bensì economiche giacché il mattone fa da padrone nelle scelte di alcune amministrazioni. Si varano piani regolatori con il solo obiettivo di far case, senza dar conto a ciò che vive intorno, e che oggi sopravvive. Primi cittadini condannati, palazzi sequestrati, interi borghi dimenticati con cattedrali nel deserto in paesi “Angelici”, sono il resoconto di anni di potere conosciuto e mai contrastato dalla politica.

Tanto per rimanere in tema e senza inveire giacché siamo agli albori, a Foggia è stato anticipato il P.U.G. (Piano Urbanistico Generale) che dovrebbe tener conto sia dell’emergenza abitativa, sia del verde e dei servizi: l’augurio che l’Amministrazione foggiana tenga conto delle necessità impellenti, quelle che dovrebbero rilanciare il centro dauno da qui a vent’anni. Una scelta vincente che potrebbe ridar volto a una città martoriata dall’egoismo quindicennale di facinorose giunte sull’onda del potere post prima repubblica. Come sarebbe bello partecipare alle attività comunali, con assemblee cittadine che suggeriscono e poi concertano, con gli addetti ai lavori, alle scelte da intraprendere per un’urbanizzazione partecipata. Urban Designer, Lighting Designer, Mobility Manager al lavoro con i cittadini e l’Amministrazione Comunale, che progettano la città del futuro a misura d’uomo.    
Un sogno? Realizzabile con la volontà del fare da parte di tutti per la comunità!
La realtà che oggi si costruisce a dismisura, realizzando appartamenti per la fame di soldi e che poi si rivelano illegali, tanto da costringere le Autorità a sequestrare metri quadri che fanno gola a chi vive per strada o in roulotte. C’è anche chi, sotto mentite spoglie imprenditoriali, propone faraoniche infrastrutture a fronte di appartamenti da costruire nell’area rivalutata per poi rivederli a suo piacimento. Tuttavia son voci di corridoio, senza alcuna fondatezza ma son voci di popolo. Chissà.......
Di brutture ve ne sono tante, mentre il tricolore piange e si strappa le vesti di dosso.
Un tempo la provincia Foggia era meta obbligata ma prediletta del naufrago del nord dell’Africa, il migrante tanto per intenderci. Poi qualcuno ha rimediato bloccandoli fra le grinfie dittatoriali celate dietro accordi non propriamente chiari. Oggi, il pericolo è nuovamente li, un’onda d’urto a poco più di qualche miglia nel mare, in attesa di nuovi sbarchi da un paese che con la kasba ha sempre sopravvissuto e che oggi deve trasferirla in anfratti lontani e più sicuri, un paese afflitto da anni di persecuzioni e in cerca della sognata “Lamerica”. Che cosa troveranno? Certamente un pasto caldo e coperte per la notte, forse non lavoro spesso sottobanco e offerto dalla criminalità. Che lo dica Maroni cosa dobbiamo fare.

La Capitanata è meta di pellegrini imprenditoriali e politici menzogneri. Da qualche tempo, troppo, è sede di scarse capacità dirigenziali manipolate da predoni sempre in cerca di consensi e burocrazie facilitate dall’amico dell’amico. Una prassi che ha indotto molte aziende a migrare fuori dal Tavoliere, costringendo i residenti ad accontentarsi della promessa preelettorale da anni in attesa di mantenimento. Vicissitudini di sopravvivenza obbligata, sfruttata dal nostro conterraneo obbediente al suo capo oltre confine.    Una Daunia che ha smesso di sperare e forse di volare a breve, che ha smesso di essere il centro nodale di lunghissimi convogli ferrati e capitale di cibi, che solo la sua terra rigogliosa per secoli ha sfamato popolazioni arricchendo imperatori, re e monarchi. Una Capitanata sempre meno “capitana di quel catapano bizantino”, forse forzatamente prona a un 1946 che poteva risparmiarsi il fastidio di renderla pugliese e che oggi potrebbe unirsi a territori più vicini alle tradizioni rendendola una regione.

E’ solo volontà del popolo volerlo, se la politica accetta in democrazia di dargli voce referendaria.

La nostra provincia è ricca e rigogliosa non per noi, tant’è che gli stranieri apprezzano le nostre bellezze decantandole ai loro nipoti nelle loro favole oltreoceano. Un motivo in più per essere orgogliosi di un Promontorio che col turismo affannosamente cerca di rimpinguare le casse oltre Ofanto avide di riconoscenza. Il Gargano, meta di pellegrini, voyeur, scrittori, studiosi, sempre lì in attesa di esser ringraziato per la sua naturale bellezza, e che invece dev’essere difeso da trivellatori senza scrupoli e politiche energetiche di fissione. Per fortuna che siamo una parte di quella regione che ha investito nella Green Economy e che oggi ci vede bombardati da ricorsi per pale fuori posto e pannelli sopra i campi.
Se la speranza è l’ultima a morire, credo che qui in Italia e particolarmente nella provincia di Foggia, le concessioni per tumulazioni aumenteranno man mano che il tempo si concederà agli eventi in atto, sperando che quel mare del “Monopoly” non sia una premonizione di carsica volontà umana.

W L’Italia, W il Tricolore.

NICO BARATTA


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