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UNA BELLA STORIA ITALIANA: MICHELE FERRERO

Scritto da redazione il 16/2/2015


UNA BELLA STORIA ITALIANA: MICHELE FERRERO

Questo non vuole essere un necrologio né un triste ricordo. Questa è una storia. È la storia di una bella Italia, dell’Italia che va, produce, non si lamenta. È la storia di Michele Ferrero.    Classe 1925, figlio di due contadini di Alba, già a vent’anni va ad aiutare il padre nel laboratorio aperto subito dopo la guerra. Il 14 maggio del 1946 nasce ufficialmente la Ferrero che nei dieci anni successivi addoppierà il proprio fatturato divenendo una delle più grandi aziende italiane nel boom economico.
Michele Ferrero ha adottato un’unica strategia: quella di capire i desideri dei consumatori, realizzarli ed esportarli in tutto il mondo. Padre della Nutella, dei Mon Chéri, dei Ferrero Rocher e di tutta la linea Kinder, amata da grandi e piccini, Ferrero ha rappresentato l’imprenditore italiano attento ai prodotti, alla qualità, ai propri clienti nonché ai suoi lavoratori. Si è sempre fidato solo di se stesso: sceglieva personalmente le materie prime nonché il suo personale: dai chimici ai venditori, tutti sono passati dal suo ufficio per essere ‘spiati’ dietro la vetrata prima ancora di essere accolti per il colloquio. Lavoratore instancabile, spesso la domenica richiamava tutti per fare le riunioni, altre volte trascorreva notti intere nei laboratori per assaggiare le diverse qualità di cioccolato: seguiva tutte le fasi di lavorazione, anche quelle relative al marketing e alla pubblicità. Attento ai suoi lavoratori, istituì una sorta di welfare aziendale che prevedeva gite, sussidi e aiuti per i figli dei dipendenti. Notevole il suo impegno nel sociale: nel 1983 nasce la Fondazione Ferrero che promuove iniziative culturali e artistiche nel cui logo si legge Lavorare, Creare, Donare. Nel 2005 insieme ai figli sono state create le Imprese Sociali in India e Sud Africa il cui scopo è quello di creare posti di lavoro e al contempo promuovere l’educazione dei bimbi che abitano in quelle zone.
Sposò la sua segretaria Maria Franca. Padre scrupoloso, spesso la domenica portava i figli nei boschi, per poi nascondersi e osservare il loro senso di orientamento; quando il Tanaro allagò la fabbrica nel 1994, tutta la famiglia armata di stivali, iniziò a spalare. Devotissimo alla madonna di Lourdes, organizzava personalmente pellegrinaggi. Nel 1971, il riconoscimento di Cavaliere del Lavoro.

Allegato:


Recentemente, ricalcando i suoi esordi, ricordò: «La prima volta che entrai in una panetteria-pasticceria per vendere la crema alle nocciole che faceva mio padre, il negoziante mi chiese brusco: “Cosa vuole?”. Non ebbi il coraggio di offrirgli il prodotto. Comprai due biove di pane e uscii. Andò così in altri due negozi. Nel quarto lasciai la merce in conto vendita. Tornai il giorno dopo: l’avevano venduta tutta».
Una bella storia, una bella Italia, di belle persone speranzose nel futuro.

Francesca Mobilio


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