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UNA CRISI LACERANTE

Scritto da redazione il 29/6/2012


UNA CRISI LACERANTE

La riunione “storica” dei capi di governo al capezzale dell’euro


Fino a qualche anno fa gli andamenti ciclici erano ondeggianti, con tendenza di fondo al miglioramento. Ci siamo abituati a standard sempre migliori che lasciavano in secondo piano le crisi temporanee. Oggi è tutto più difficile e lo dimostra la crisi che, iniziata nel 2007 negli USA, era stata in un primo tempo sottovalutata.
Si è ritenuto, sbagliando, che fosse solo una questione finanziaria, che i prestigiatori del danaro avrebbero risolto tra di loro, nei loro club esclusivi. La crisi è invece passata dalla finanza all’economia. Il tempo scorreva e la vecchia Europa, forte del suo welfare, e fiduciosa nella moneta unica, guardava con sufficienza i cugini d’oltreoceano, pensando che, in fondo, se l’erano meritata con i troppi avventurismi e i fantasiosi giochetti finanziari che avevano inventato.
Ancora un errore di valutazione, perché pur essendo immersi in un sistema globalizzato, abbiamo ritenuto che fosse possibile per l’Europa realizzare un cordone sanitario anti-crisi. Nulla di più ingenuo, perché i soliti noti avevano sparso ovunque gli artifici finanziari e, più rapidamente di quanto fosse preventivabile, la crisi è “sbarcata” in Europa cogliendoci impreparati. Avremmo dovuto analizzare con freddezza i segni premonitori e invece abbiamo pensato che tuoni e fulmini rimbombassero e illuminassero solo il cielo, senza trasformarsi in temporali.
A ben riflettere, forse sarebbe stato auspicabile il temporale, perché ha una forza che per quanto distruttiva è concentrata in tempo breve. Passato il peggio è poi possibile valutare i danni e avviare la ricostruzione. Quella di questi mesi è invece una pioggia fitta e insistente che vien giù dal cielo plumbeo che lascia intravedere pochi segnali di schiarita.
Ci viene in mente Spleen, una delle migliori liriche di Baudelaire: “Quando come un coperchio il cielo pesa / grave e basso sull’anima gemente / in preda a lunghi affanni … e quando imita / la pioggia, nel mostrare le sue strisce / infinite, le sbarre di una vasta / prigione…”. Conveniamo che l’immagine è piuttosto fosca, ma probabilmente si attaglia all’attuale situazione, perché ci costringe per la prima volta a volgere lo sguardo verso il passato recente.
Scopriamo così che non sapevamo bene di cosa parlassimo quando ci lamentavamo delle tutele sociali inadeguate, della modesta retribuzione, degli spazi angusti della casa, dell’abbigliamento poco ricercato, dell’ordinarietà della dieta alimentare, delle gite appena fuori porta. In realtà tutte queste voci testimoniavano un progresso quasi miracoloso, se pensiamo al rapporto del Credit Suisse secondo il quale in dieci anni in Italia abbiamo più che raddoppiato la ricchezza.
Oggi paghiamo una scelta avventurosa, perché abbiamo creduto che partendo dall’economia e con la creazione dell’euro si sarebbe potuto più facilmente giungere poi all’unità politica. Così non è stato e lo scrittore Enzensberger, con specifico riferimento alla Grecia, sostiene che sia stato un errore metter insieme Paesi molto diversi, senza un progetto politico.
Oggi si sta cercando di rimediare, ma le posizioni Europa / USA si sono invertite, perché ora sono gli USA a guardare con preoccupazione all’Europa. La ragione del ribaltamento ci riporta al nodo politico. La crisi americana è stata affrontata con coraggio e rapidità dalla politica e oggi sembra che si cominci a apprezzare qualche risultato; da noi la situazione è precipitata rovinosamente proprio perché la mancanza di una decisione energica univoca permette sempre alla speculazione finanziaria di bruciare in pochi minuti il lavoro defatigante di settimane di incontri e mediazioni bizantine.
È l’«Europa-Gulliver alle prese con i governi lillipuziani», di cui parla Giuliano Amato.


Nani e giganti

Tuttavia questi governi sono finalmente all’opera per tentare di dare al disegno europeo una sostanza politica, dopo tanti anni in cui si sono cullati sulle “magnifiche sorti e progressive”, fondate esclusivamente sull’economia. Gli anni decorsi sono stati sostanzialmente di relativa tranquillità, ma non è stata colta questa opportunità per far progredire quel progetto europeo che ora si tenta di rianimare.
Oggi i Paesi sono spossati da una crisi lacerante colpevolmente sottovalutata, il focolaio di infezione si è diffuso in molte parti dell’organismo e, quando la casa brucia, è fatale che riaffiorino gli egoismi nazionali all’insegna del “si salvi chi può”.
I paesi meno virtuosi sembra che abbiano preso coscienza di aver vissuto al di sopra delle proprie possibilità, mentre quelli più austeri, Germania in testa, si chiudono a riccio in difesa della propria specificità.
Per questi ultimi è andata bene negli anni scorsi l’Europa delle opportunità, e l’hanno sfruttata al meglio; oggi non sono disposti a chinarsi sull’Europa della solidarietà, convinti come sono che se la nave affonda per essi c’è sempre una scialuppa di salvataggio.
Sarebbe ingenuo attendersi un loro cambiamento di rotta, in omaggio agli ideali europeistici che hanno alimentato la nostra adolescenza, dopo i disastri di due guerre mondiali combattute sanguinosamente sul suolo europeo. Più pragmaticamente speriamo soltanto che capiscano come il salvataggio della moneta unica sia l’ultima opportunità per l’Europa per non regredire nel medioevo degli steccati, dei dazi doganali e delle svalutazioni competitive delle singole monete nazionali.
Uno sguardo meno miope sui BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa) e su tutte le altre economie emergenti del pianeta, dovrebbe far comprendere a tutti che nel mercato globalizzato di oggi questa concorrenza può essere affrontata soltanto con una solida guida politica unitaria. Accade invece che ci si appiattisca sugli egoismi nazionali, alimentati magari dal timore di perdere consensi nelle sempre imminenti competizioni elettorali.
È tutta qui la differenza tra i nani e i giganti del pensiero.

Vito Procaccini


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