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UNA VITA PER LA CULTURA

Scritto da redazione il 30/9/2013


UNA VITA PER LA CULTURA

UNA VITA PER LA CULTURA
GIUSEPPE DE MATTEIS (1939-2013), uomo giusto, spirito eletto,    letterato illustre,    nel ricordo del poeta MICHELE URRASIO

di Michele Urrasio
Nei primi anni del 1980 dedicai all’amico fraterno prof. Giuseppe De Matteis, recentemente scomparso all’età di 74 anni, una composizione poetica dal titolo «Dammi un tuo segno», la cui seconda strofa recita così:
«Dammi un tuo segno di attesa:
tra non molto quando le nubi
dell’incertezza saranno dissolte
/resteremo forse solo io e te,
figli della terra, intenti
a cogliere il fremito delle sue radici».
Sono versi dettati dal cuore, dall’affetto, scritti non certo per ringraziare De Matteis per il suo cortese e sollecito affiancarmi nella mia ricerca poetica, ma perché ho sempre intravisto in lui un attaccamento sincero e un amore profondo per la nostra terra, per il nostro comune paese di origine, quella Alberona che conserva
nei suoi vicoli e nei suoi colori il fascino della nostra infanzia, tempi difficili per le inquietudini mondiali eppure spensierati e ricchi di calore umano e di solidarietà.
Giuseppe De Matteis era nato ad Alberona nel 1939. Non erano molto distanti le nostre case. Le divideva soltanto una breve scalinata e un arco (‘u spórte) dove ci riunivamo per nutrire sogni e speranze.
Qui abbiamo aspettato la fine della seconda grande guerra; qui abbiamo auspicato l’arrivo delle stagioni e la quiete rasserenante della pace e della fratellanza tra i cittadini e tra i popoli.
Poi le nostre strade si sono divise, ma ferma e immutata è rimasta la nostra passione per la poesia e per la letteratura, per l’arte, per tutto ciò che parla di bello e fa bene all’anima. Ci siamo ritrovati, dopo avere compiuto gli studi, quasi per un tacito appuntamento, ad Alberona, testimone discreta e complice delle nostre confidenze, dei nostri progetti, del nostro discorrere di cultura fino a notte inoltrata, del nostro scoprire gli angoli più remoti del nostro animo.
Brillante, anche se sofferta e conquistata passo dopo passo, in virtù di una volontà tenace e di una severa preparazione, la carriera professionale del prof. De Matteis, che lo ha portato, dopo essersi laureato in Lettere, e successivamente in Filosofia e in Sociologia, ad insegnare nelle Scuole Superiori di Foggia fino al
1974, anno in cui ha iniziato la carriera universitaria presso l’Università di Pisa, quale vincitore del concorso di Assistente di ruolo di “Lingua e Letteratura italiana”. Leggevo, con interesse vivo e con il desiderio di conoscerne temi e soluzioni stilistiche, i poeti e i prosatori del Novecento, ma debbo all’amico De Matteis la
conoscenza profonda dell’opera di Vincenzo Cardarelli, argomento della sua tesi di laurea. A questo autore egli ha dedicato pubblicazioni che attestano il suo amore, ma anche la sua tenacia nel volere dare del poeta di Tarquinia un giudizio sereno, meditato, lontano dagli umori di una certa critica frettolosa e superficiale.
Infatti, i primi volumi, Cultura e poesia di Vincenzo Cardarelli, 1971, e Il nomade Illuso. Letture e sondaggi cardarelliani, 1983, in cui De Matteis si proponeva essenzialmente di studiare la formazione intellettuale e letteraria del poeta di Tarquinia, hanno avuto come sviluppo e logico completamento il terzo volume, Vincenzo Cardarelli. Un sogno: lo stile assoluto (Foggia, 2004), dove il nostro Critico affronta – come si legge nella Prefazione – «un dialogo aperto con quella critica in un certo senso demolitrice ed estremista,
ancorata all’idea che il Cardarelli “ultimo” non possa reggere il confronto col primo poeta e che debba vedersi come una voce isolata e distante dal sentimento poetico contemporaneo».
Oltre al parere di Mario Petrucciani, di Giorgio Bàrberi Squarotti e di tanti altri illustri studiosi, il giudizio completo, e direi definitivo, su questo volume ci sembra quello di Luigi Baldacci, il quale scrive all’autore: che finalmente ci restituisce nella sua interezza l’immagine di un artista che aveva creduto caparbiamente che “la verità è nell’opera” e che ha conferito alla sua prosa, in modo insuperabile, dignità ed eleganza».
Per oltre un decennio Giuseppe De Matteis ha insegnato a Pisa, dove si è fatto apprezzare per le sue doti di professore preparato e disponibile, oltre che nell’ambiente universitario, anche nei sodalizi culturali, in cui era tenuto in debita considerazione.
Fermo nella mente è il ricordo della presentazione della mia silloge, Nel visibile e oltre, nei locali sociali del gruppo artistico letterario pisano «La Soffitta nel mese di marzo 1976; e, nel febbraio 1981, l’incontro presso l’Accademia Nazionale dell’Ussero, dove De Matteis presentò, davanti a studiosi e critici illustri, la narrativa di Nino Casiglio e la mia ultima produzione poetica. Avemmo così modo di constatare di quale considerazione e di quale influenza egli godesse in ambienti di così alto prestigio, meriti di cui non si è mai vantato.
A partire dall’anno accademico 1987-’88, De Matteis è passato all’Università di Chieti (Facoltàdi Lingue, sede di Pescara)come docente associato di ruolo di «Storia della Critica Letteraria» e di «Lingua e Letteratura Italiana». Ha avuto anche un corso di «Storia della Cultura Regionale Pugliese» presso l’Università di Foggia. Ha concluso la sua carriera come professore di prima fascia di “Letteratura Italiana” all’Università di Pescara.
Varia e cospicua è la produzione letteraria del prof. De Matteis, in cui traspare la vasta gamma dei suoi interessi, ordinata essenzialmente allo scandaglio di autori di levatura nazionale e internazionale, ma che non disdegna lo studio di quei poeti e di quegli autori che mostrano una propria dignità di scrittura e che aspirano, non a torto, a superare i confini ristretti della propria regione.
De Matteis ha al suo attivo circa quindici volumi pubblicati da varie case editrici nazionali e un centinaio di saggi e studi sull’intero arco della letteratura italiana,dalle origini ai giorni nostri: originali e profonde le sue intuizioni di critico letterario altamente ispirato.
Basti citare qualche titolo per avere un’idea della vastità dei suoi interessi: «Critica, poesia e comunicazione.
Letture di autori italiani contemporanei», ad esempio; «Ragioni e certezze della poesia»; Leopardi e la poesia italiana del ‘900; Percorsi fantastici nel Decamerone; Il segno e l’enigma – Lettura della poesia di Michele Urrasio; “Le novelle della pescara tra Verga e Pirandello”; Lettura dei “Postumi” di O.Guerrini; Manzoni e altri studi; Sondaggi foscoliani. E potremmo continuare su questa falsarigaancora per molto. Ma pensiamo che siano sufficienti questi titoli, per evidenziare la capacità di indagine critica e l’originalità di soluzioni che il De Matteis propone, apportatrici spesso di “novità” e di stimolo agli studiosi a continuare nella ricerca di elementi e motivi ancora ignorati.
L’attaccamento, sincero e profondo, alla «nostra» terra ha costretto Giuseppe De Matteis a una «lunga fedeltà», a non spostare cioè la sua lente culturale dagli ambienti che lo hanno visto crescere e dove ha maturato e rafforzato la sua formazione umana e intellettuale. De Matteis non si è smentito mai. Questo amore, questo sguardo assiduo e pensoso, questa attenzione premurosa ma saggia e ferma, gli hanno dato la possibilità di produrre libri e saggi sulla cultura regionale pugliese e dauna in particolare, sua antica passione, insieme a studi e a presentazioni di poeti e scrittori non solo in provincia, ma anche sul piano
nazionale. Lo si deve anche a lui, oltre che a molti altri Maestri – e cito fra tutti il mai dimenticato Mario Sansone – la conoscenza e l’affermazione di alcuni dei nomi più rappresentativi della nostra terra.
In Cultura letteraria contemporanea in Capitanata del 1984 e in uno degli ultimi suoi lavori, intitolato Una «lunga fedeltà» - Aspetti e figure della Puglia letteraria contemporanea, edito, nella prestigiosa collana «Protagonisti», dalle Edizioni del Rosone di Foggia, nell’ottobre 2004, De Matteis sembra condividere in
pieno gli studi di Mario Sansone sul rapporto tra lingua e poesia e tra storia e poesia, e sui rapporti
tra le letterature dialettali e la letteratura nazionale. In un saggio del 1948 Sansone «avvertì sin da
allora, ed oramai è diventata convinzione diffusa e comune, che la storia della letteratura e della cultura
d’Italia non sarebbe stata mai completa, se non si fossero indagate,parte a parte, le culture regionali e locali».
De Matteis segue costantemente questo indirizzo con tenacia e convinzione. Nel volume, Una «lunga fedeltà», infatti, egli riprende il discorso sulla cultura pugliese – in verità mai interrotto o trascurato – e ne allarga i confini, spostando il suo obiettivo dalla Capitanata a tutta la regione. Sono ritratti, medaglioni,
omaggi, riflessioni di ampio respiro, che rivelano compiutamente la sua profonda conoscenza di un’area culturale, che si giovava da tempo della sua attenzione e del suo scandaglio. Il volume è impreziosito dalla
Prefazione di Giorgio Bàrberi Squarotti, il quale non esita ad affermare che «l’opera risulterà di grande interesse ed attualità, perché servirà a chiarire quanto sia utile oggi recuperare il patrimonio culturale e letterario sì nazionale, ma soprattutto regionale e provinciale. […] Con questo lavoro confermi – scrive il prof.
Bárberi Squarotti – il tuo costante interesse a specifici aspetti culturali territoriali, legati alla metodologia geo-storica di stampo dionisottiano, sansoniano e di alcuni validi scrittori contemporanei che, con le loro opere, hanno valorizzato la loro terra d’origine: Fiore, Alvaro, Sciascia, Scotellaro, Marcone, Carrieri, Serricchio, Strizzi, Urrasio, Soccio ecc.».
Giuseppe De Matteis ha saputo dare, dunque, alla nostra cultura una dimensione che ignora totalmente il «provincialismo», per assurgere a punto di riferimento prezioso e indispensabile per il completamento della cultura letteraria nazionale. Egli ha considerato Alberona, il suo paese di origine, come un faro, punto di
approdo e di partenza, da cui attingere luce e indicazioni per il proprio destino.
Generoso scopritore di talenti, era un promotore culturale assiduo e altamente impegnato, instancabile creatore di incontri, di convegni e di premi letterari. Si deve in gran parte a lui, affiancato come sempre dal nostro entusiasmo e dalla nostra collaborazione, l’ottima riuscita del Premio Internazionale di Poesia “Borgo di Alberona”, giunto felicemente alla nona edizione.
Era un uomo giusto, uno spirito eletto, un letterato illustre, un innamorato della letteratura, una guida preziosa e attenta per quanti, poeti, scrittori, studenti, hanno avuto la fortuna di godere delle sue notevoli doti di scopritore di talenti, di uomo e di studioso. Nonostante il prestigio di critico letterario di primo piano noto e apprezzato a livello nazionale, Giuseppe De Matteis è rimasto sempre un –figlio della terra. E anche quando gli impegni professionali e di studio lo hanno portato fuori della sua regione, egli ha guardato la Puglia, il
Subappennino e Alberona in particolare con occhio vigile e affettuoso, orgoglioso di avere respirato l’ironia, il sorriso e il buonsenso del suo paese e della sua gente.
È appena andato via e già avvertiamo nel profondo del nostro animo il vuoto della sua saggezza,
della sua cordialità, della sua affettuosa amicizia.


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