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Un luogo da sogno

Scritto da redazione il 26/1/2013


Un luogo da sogno

Ho rubato questa foto da facebook. Un’amica l’aveva postata ed io sono rimasta estasiata a guardare la meraviglia di un antico borgo, con le sue ricchezze monumentali. In effetti non ha niente di eccezionale. Ma le case in pietra a vista, come si usava costruirle una volta. Piccoli vasi di fiori colorati sui balconi. Una strada perfettamente lastricata, lucidata dalla pioggia. O almeno, io la vedo così, perché in effetti quella strada lastricata non è. Pare, a guardarla meglio, che sia asfaltata. Ma confondendosi nell'insieme dei palazzi ancora costruiti in pietra, io immagino anche una strada, e la colloco nel suo tempo, come in realtà oggi non è più. La bellezza è semplice. Nulla di artefatto. Mi sono fermata a riflettere solo un attimo, prima di carpire l’immagine, e avevo già pensato di usarla per me. Poi un flash e ho iniziato a scrivere febbrilmente. Di getto. Come faccio sempre quando qualcosa, un pensiero o un’idea mi colpiscono l’immaginario. Certo, questa è una foto artistica. Ed emana bellezza. Ma la bellezza significa anche amore per qualcosa. Sempre è stato così. E se pure inizialmente essa invita solo a gustare del piacere che offre, prima o poi ammalia completamente, e addolcisce l’animo. Invita ad approfondire. Fa riflettere. Stimola il pensiero. Un pedagogista direbbe, perciò, che la bellezza apre le porte all’apprendimento, all’esperienza, che fa imparare sempre qualcosa di nuovo. La bellezza è, così, un valore educativo, che si trasforma poi in conoscenza, e costruisce nuovi saperi. Eppure siamo disabituati al bello. La scienza ha messo da parte l’arte, il suo valore culturale. Nell’illusione di tutto spiegare, lo scientismo tecnologico ha sbarrato per sempre le porte alla vera conoscenza, che è apprezzamento del bello e invito ad accrescere la cultura. E la cultura non è erudizione. Ma apertura mentale. Capacità di svelamento di senso e di significato. In questo modo ogni oggetto può diventare nuova fonte di sapere. Purché non ci si limiti a parlarne, ma se ne faccia esperienza. Purché lo si possa guardare, manipolare, odorare, e poi mentalmente immaginare diverso da come è. Operazioni possibili su ogni dimensione della realtà. Anche sulle case e sulle città. Operazioni che nessuno fa più. Non dico gli architetti o gli ingegneri. Ma i cittadini. Perché nessuno li ha educati a scuola a vedere secondo prospettive diverse. A pensare in modo divergente. E così, senza fantasia, ci si è pian piano abituati al brutto. Che è squallida sciatteria. Noia. Abbandono. Riscoprire il bello vuol dire perciò imparare a guardare ancora e in modo nuovo. Vuol dire tornare a praticare la meraviglia, per osservare la stessa medesima realtà sotto prospettive differenti. Immaginando quale di quelle forme ideate possa risultare più funzionale e gradevole alla sua destinazione finale più propria. Aristotele, immaginando la sostanza, faceva riferimento al marmo, che si liberava dell’eccesso di materia per lasciare prorompere solo la bellezza. Bellezza che l’artista, con la sua sensibilità, lasciava emergere dal tutto, dalla materia. Di modo che il marmo potesse esplicitare il suo senso nella forma accattivante della statua che era diventato. La cultura è un po’ come un’opera d’arte. L’intellettuale non può che essere un artista intimamente. Egli solo è capace di vedere al di là della materia, intuendo il profondo grido dello spirito che vuole liberarsi, per dire il suo messaggio a tutti. La sostanza è ciò che resta, priva di orpelli, nella sua semplicità. E la semplicità è bellezza, sapere, cultura. Ma ci si disabitua facilmente alla semplicità, e si dimentica la sostanza, e la sua intrinseca bellezza. Bisognerebbe tornare alle cose stesse, riandare alle piccole esperienze del quotidiano, per recuperare quella dimensione esistenziale più vera e autentica che si è smarrita per strada senza rendersene conto, assumendo come obiettivo la complessità, la problematicità. Perché nella sofisticazione della realtà si è persa la verità, in semplicità e bellezza. Nelle piccole cose come nelle grandi imprese. Uno scorcio di paese, con le sue case antiche, i suoi mattoni e le sue strade non è niente di eccezionale in sé. Eppure la sua bellezza lo è. E non esiste al mondo nulla di più grande. Basta saperla ancora vedere. Ma non è poco.
Antonietta Pistone


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