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VIALE DEL TRAMONTO

Scritto da redazione il 16/11/2011


VIALE DEL TRAMONTO

Il titolo del film di Billy Wilder del 1950 di cui al titolo mi ha suggerito i nomi di due grandi attrici del passato. La ‘divina’ Greta Garbo è morta nel suo eremo di New York nel 1990 a 84 anni, in silenzio perché come affermava: “Ho sempre avuto le mie idee ma non ho mai voluto svelare la mia opinione”.    Greta Louisa Gustafsson, nata a Stoccolma il 18 settembre 1905, naturalizzata americana, cominciò a lavorare come commessa, posò come cover-girl e girò spot pubblicitari. Nel 1922 fece una piccola parte in un film comico, nel 1924 fu interprete della “Saga di Gösta Berling” di M. Stiller ma il suo primo successo internazionale lo ebbe con “La via senza gioia” (1925) di G.W. Pabst. Il regista svedese Mauritz Stiller (1883/1928) chiamato a Hollywood si fece accompagnare dalla sua protetta Greta e pur non riuscendo mai a dirigerla sul set americano favorì creazione dello stile ‘Garbo’. A Hollywood fu protagonista di 24 film per la Metro Goldwyn Mayer tra il 1926 ed il 1941: “Anna Christie” (1930) fu il primo film sonoro pubblicizzato con ‘La Garbo parla!’,    iniziò poi la serie lanciata come ‘La Garbo ride’ soprattutto “Ninotchka” (1939). Lo scarso successo dell’ultimo film del 1941 di George Cukor, convinse la    Garbo a ritirarsi a vita privata. Premio Oscar alla carriera nel 1954, una ventina d’anni di carriera artistica, una trentina di film e una personalità che le meritò l’appellativo di ‘divina’. In “La Regina Cristina” mostra il suo volto androgino, in “Ninotchka” evidenzia la sua femminilità:    questa doppia ambigua figura ne fece un’icona del mondo cinematografico tra le due guerre mondiali. La famiglia povera (madre serva e padre netturbino) la spinse a cercare in Svezia occasioni di lavoro per avere piccoli introiti; l’aiuto di Stiller e l’esperienza acquisita alla Royal Dramatic Theater School di Stoccolma le fecero firmare il primo contratto americano con Mayer di $ 4.000 alla settimana (durata cinque anni) fino ai & 275.000 per una sola prestazione nel 1935.
È inevitabile affiancarla alla sua coetanea Marlene Dietrich sia per le date dello stato civile (1901/1992), sia per l’ambiguità sessuale, sia per il successo pubblico, sia per gli ingaggi principeschi: $ 200.000 nel 1936 e    $ 450.000 nel 1937. Malinconica anche la fine di Marlene che rimase reclusa per 13 anni in un appartamento di Parigi, costretta a letto per l’invalidante frattura ad una gamba. Figlia di un ufficiale della polizia militare, nata presso Berlino e cresciuta con rigida disciplina, la Dietrich rimase orfana a 11 anni    ma già a scuola attirava l’attenzione dei compagni e degli uomini tanto è vero che un insegnante fu licenziato proprio per le attenzioni che le rivolgeva. Molto amante della musica, violinista, debuttò nel mondo del cabaret negli anni venti. Dovette a Josef von Sternberg, diventato poi amante e pigmalione, l’ingresso nel mondo del cinema con il film L’Angelo Azzurro nel ruolo della cantante Lola-Lola. Lavorò poi con Gary Cooper nel film Marocco per il quale fu candidata al premio Oscar. L’attrice più pagata del suo tempo fu spesso costretta ad interpretare ruoli di prostituta o donna di discutibile moralità. All’inizio della guerra, al cinema preferì gli spettacoli al fronte per il morale delle truppe. Negli ultimi tempi, quasi alcolizzata, affermò di sé stessa: “Io non sono un mito e per me tutta questa storia è stata una grande scocciatura”. Ciò nonostante nella dimora parigina accumulò oltre 300.000 testimonianze della sua carriera tra lettere, documenti, diari e ricordi.    
Scritto da: giuliano.confalonieri@alice.it


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