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VITO PROCACCINI - INTERNET, CROCE E DELIZIA - seconda parte

Scritto da redazione il 29/11/2013


VITO PROCACCINI - INTERNET, CROCE E DELIZIA - seconda parte

La rivoluzione informatica
Il passaggio alla rivoluzione informatica nei nostri tempi, inaugurata da Alan Turing nel 1936, è seguita, dopo 500 anni, all’invenzione della stampa.
Internet (sintesi di International Network) domina incontrastato i nostri giorni. Eugenio Scalfari – tra il serio e il faceto – propone una grafica di tutte maiuscole, come si addice ad una divinità. Tutta la tecnologia dell’informatica avanzata incalza a ritmi febbrili, quasi per recuperare il tempo perduto in mezzo millennio.
Ecco qualche tappa: dopo la connessione dei cellulari al web, il 4 febbraio 2004 Mark Zuckerberg presenta Facebook; nel 2006 nasce il cinguettio di Twitter, utilizzato oggi correntemente anche dai grandi uomini politici; nel 2010 arriva l’iPad, con le immagini che con la tecnica del touchscreen, si avvicendano sul minuscolo schermo sfiorando i comandi con un dito. L’anno prossimo sarà lanciato il Google glass, un computer applicato alla montatura degli occhiali, con un vetrino e una minicamera che consentirà di proiettare sulla retina dell’occhio destro immagini che, naturalmente, possono essere condivise on line.
Non si può dire che i ricercatori informatici manchino di fantasia.
Questa corsa tecnologia ha già lasciato per strada molti disadattati. È il digital divide,    che separa chi ha accesso alla tecnologia digitale da chi non ha questa possibilità. Nella società contemporanea è visto come una iattura, tanto che nel 1996 Al Gore, vice presidente USA al tempo di Clinton, usandolo per la prima volta, si augurava “che i nostri figli non siano mai separati da un divario digitale”.    Nel 2001 Marc Prensky parlava di “nativi digitali” per indicare le generazioni nate con internet. Di fronte a questo tripudio tecnologico l’entusiasmo di giovani e di alcune fasce di adulti è incondizionato, perché viene esaltata la rapidità delle consultazioni e delle comunicazioni e la varietà sterminata delle tematiche.
In tempi recenti cominciano ad affiorare perplessità di vario ordine, tanto che il 7 febbraio dello scorso anno la Commissione Europea ha indetto il Safer Internet Day, giornata dedicata all’uso sicuro e responsabile dei nuovi media da parte dei minori.
È in particolare su questi giovani che si appunta l’attenzione degli studiosi. La tematica è vasta. Proponiamo qui qualche spunto.
In sociologia si parla della rete come della “terza famiglia”, dopo quella naturale che lega i ragazzi ai genitori e quella che li rapporta con gli amici (La terza famiglia , Cirillo-Buday-Scodeggio, Edizioni Paoline, 2013). Vengono anche distinte le tre fasce di età: infanzia, adolescenza e maturità. Nella prima si riscontra un contesto di relazioni limitate, da cui possono scaturire false credenze; nella terza si registra un’autonomia di pensiero e di sentimenti che confluisce in certezze quasi assolute. In mezzo c’è la fascia dei giovani che, in cerca di identità, è aperta alle esperienze diverse e anche contraddittorie, dalle quali dovrebbe scaturire la sintesi che meglio si adatta alla propria sensibilità.
Sotto questo profilo l’offerta tecnologica è molto variegata, può generare confusione e ci domandiamo se tutti i giovani siano capaci di venirne a capo, considerato che molto spesso sono lasciati soli nelle scelte importanti. Si parla, a questo proposito, di tre diverse realtà. La prima è quella concreta che non trascende le facoltà conoscitive; la seconda deriva da quello che noi riusciamo a interpretare, in base alle nostre esperienze. La terza, infine, è quella di internet; è seducente perché alimenta il sogno, apre i sentieri dell’immaginario, trovando pochi ostacoli.
Gli educatori raccomandano ai genitori di condividere il computer, di non lasciare soli i figli nella loro stanza a navigare per chissà quali siti e di collocare il computer in un ambiente accessibile anche agli adulti. Sono raccomandazioni piuttosto peregrine, perché per il citato fenomeno del digital divide, non tutti i genitori sono capaci di smanettare e capire cosa stia facendo il figlio. In secondo luogo, oggi il tablet tende a sostituire il grande schermo del computer e, essendo maneggevole e trasportabile, sfugge ad ogni possibilità di controllo. In terzo luogo molti genitori si sentono rassicurati di tenere il figlio fisicamente in casa, al riparo dal cyberbullismo e dalle iniziazioni sessuali via etere, trascurando di vigilare sulle sue esigenze ed emozioni più profonde.
A volte la fuga nel web è la spia di un isolamento e di una condizione melanconica, di difficoltà relazionali a cui il figlio cerca di porre rimedio nella rete, che sembra più fantasiosa, meno impegnativa e consente in qualche modo di condividere i moti dell’animo. Quando però la frequentazione diventa assidua si genera l’ansia da connessione permanente; è la FOMO, fear of missing out, paura di essere tagliati fuori. Su questi disturbi si sofferma una letteratura scientifica allarmata.

La prima parte è stata pubblicata il 15 novembre


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